
Concettina Caldarelli
Art director | grafica editoriale
Il mio percorso: diploma di operatore turistico; corso di grafica pubblicitaria della Regione Lazio; “Marketing e strategie nei mass-media”, Vedeco s.r.l. Roma; “Studio e teoria del colore, tecniche del disegno, sintesi del segno", Associazione Acquaregia Roma; “Incontri sulla grafica e la comunicazione visiva”, “Tecnica pubblicitaria e immagine”, “Il progetto assistito dal computer e soluzioni d’avanguardia per Mac”, AIAP Roma
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…insieme agli autori e alla redazione, cercavamo di dare corpo all'anima del progetto, alla ricerca di una sintesi tra contenuti e impatto visivo in cui nulla era lasciato al caso. |
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isegno e creatività sono sempre state le mie passioni, fumetti e libri i miei compagni di viaggio: su questi ultimi mi perdevo letteralmente, specialmente quelli in versione pop-up, dove venivo catturata dall'ambientazione della scena e ogni volta mi facevo sorprendere dalla scoperta di nuovi dettagli.
Durante gli studi ho realizzato diversi lavori su tela, che talvolta ho regalato, altre volte ho realizzato su commissione: ho anche presentato i miei lavori in mostre collettive, ma ogni volta pregavo che non li acquistassero…
Finite le superiori, partii per Londra, in attesa di capire che cosa fare "da grande". Questa città è stata per me fonte di grande ispirazione: lì negli anni Novanta la musica, la cultura, la pubblicità erano molto avanti rispetto all'Italia. Ritornata nella mia città dopo quasi un anno di trasferta londinese, mi iscrissi a un corso di formazione per grafica pubblicitaria e nel frattempo cominciai a cimentarmi con i primi lavori di grafica, tra cui un notiziario a tema antiapartheid per il Centro Benny Nato Onlus. Da qui in poi è stato un susseguirsi di collaborazioni con editori e studi editoriali: per la Conti Editori ho impaginato le riviste "Suono", "Stereoplay" e "Micro Personal computer"; per le Edizioni PleinAir ho progettato la grafica del supplememto "PleinAir Market"; per la Ediscreen s.r.l. ho impaginato le riviste “Pianotime” e “FareMusica”; per la Palombi Editore ho progettato e impaginato varie pubblicazioni tra cui il Bilancio Rai del '98 e del '99; per la Whitestar ho impaginato alcuni volumi delle collane di Cubebook (“Oceani” e “Nuove Frontiere dell’Architettura”) e il volume "Super dinopedia” della linea Kids.
Il mio impegno spesso non riguardava solo l'aspetto grafico, ma anche quello della produzione: avevo quindi un rapporto diretto con le tipografie per la scelta della tipologia di carta e della grammatura, che sono spesso determinanti nella resa finale del prodotto editoriale.
L'esperienza più significativa è stata però quella con la Editing di Gianfranco Chiarle, che alla fine degli anni Novanta era uno dei più grandi studi editoriali d'Italia: qui ho avuto modo di sbizzarrirmi in tutti i campi editoriali, lavorando alla progettazione e all'impaginazione di nuove riviste e di opere collezionabili, che seguivo in tutte le fasi del lavoro, dall'ideazione all'uscita in edicola. È stato un periodo di lavoro intenso, ma anche di grandi soddisfazioni.
L'aspetto del lavoro che più mi interessava era lo sviluppo dei nuovi progetti in cui, a partire da un'idea editoriale, bisognava creare una veste grafica: insieme agli autori e alla redazione, cercavamo di dare corpo all'anima del progetto, alla ricerca di una sintesi tra contenuti e impatto visivo in cui nulla era lasciato al caso.
Io e Irene ci siamo conosciute lavorando a un'opera sulle porcellane, io dalla sede romana dello studio e lei da quella milanese. A quest'opera ne sono seguite altre e il nostro feeling lavorativo ha fatto sì che, dopo la chiusura della Editing, nel lontano 2007, il nostro rapporto di lavoro proseguisse con la Ediset. Nonostante la lontananza tra Roma e Milano, abbiamo continuato a lavorare insieme con lo stesso impegno ed entusiasmo.
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